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Il Comitato Pari Opportunità invia una lettera al Magnifico Rettore, agli Organi di governo ed ai Dirigenti chiedendo l'attuazione della Direttiva 23 maggio 2007 e l'apertura di due tavoli di confronto (sulla formazione e sulla conciliazione). Denuncia infine la mancata adozione di azioni positive a monte della procedura PEO, fatto che ha causato la discriminazione di donne in maternità, diffidando l'amministrazione a revisionare le graduatorie degli idonei.
Padova, 28.11.2008 Al Magnifico Rettore, Presidente C.d.A. e S.A.Ai Componenti C.d.A. e S.A. Al Direttore AmministrativoAi Dirigenti Università degli Studi di Padova Oggetto: attuazione della Direttiva Ministro per le Riforme e Innovazioni nelle P.A. e Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità – Censure per Vs. inadempimenti. La recente Direttiva 23 maggio 2007 a firma congiunta del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A. e della Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità, intervenendo sulle profonde modificazioni che stanno attraversando le Pubbliche Amministrazioni, ha portato all’attenzione di tutti i soggetti istituzionali l’esigenza di migliorare la qualità del lavoro fornendo nuove opportunità di sviluppo professionale e rimuovendo tutti gli ostacoli che ancora ostacolano la valorizzazione professionale e lo sviluppo delle pari opportunità di carriera per i lavoratori e le lavoratrici. Considerato che l’attuazione di queste politiche rappresenta ormai un’esigenza imprescindibile, la Direttiva si sofferma sugli indicatori di diseguaglianza all’interno delle P.A., ad esempio il divario esistente nell’attribuzione degli incarichi aggiuntivi e dei relativi compensi. Al fine di diffondere la piena attuazione delle disposizioni vigenti, alle Amministrazioni pubbliche viene richiesta la promozione di politiche che sviluppino pratiche lavorative, formative e culture organizzative di qualità e, in primo luogo: 1. Le Amministrazioni devono eliminare e prevenire le discriminazioni . L’art.7, comma 1, del D.Lgs. 165/2001 obbliga le P.A., fra cui le Università, a garantire parità e pari opportunità, sia eliminando le discriminazioni esistenti sia con un’attività di prevenzione contro il loro verificarsi. 2. Le Amministrazioni sono tenute a garantire e ad esigere l’osservanza delle norme che vietano qualsiasi forma di discriminazione diretta e indiretta in riferimento ad ogni fase ed aspetto della vita lavorativa (accesso, trattamento giuridico, carriera, trattamento economico, ecc.; discriminazioni sulla maternità ed a causa della domanda o fruizione del periodo di congedo parentale o per malattia del bambino. Com’è noto la violazione di questi divieti, ribaditi recentemente dalla normativa comunitaria, comporta la nullità degli atti, oltre che naturalmente le conseguenze risarcitorie nel caso di danno. Al fine di garantire l’applicazione di queste norme è necessario che l’organizzazione del lavoro sia progettata e strutturata con modalità che favoriscano la conciliazione fra tempi di lavoro e tempi di vita e a questo proposito la Direttiva, ancora inattuata dall’Università degli Studi di Padova, indica a titolo esemplificativo alcune azioni che devono essere poste in essere. Le Amministrazioni Pubbliche vengono invitate a rafforzare il ruolo dei CPO, anche attraverso il cointeressamento di dirigenti/funzionari dotati di potere decisionale e l’attenzione alla formazione, una leva essenziale per l’affermazione di una nuova cultura organizzativa di qualità. Su quest’ultimo aspetto la Direttiva interviene con un obbligo: le amministrazioni devono garantire la partecipazione delle proprie dipendenti ai corsi di formazione e di aggiornamento professionale adottando le modalità organizzative idonee a favorirne la partecipazione. In seguito alla diramazione della Direttiva in molte Pubbliche Amministrazioni i Comitati Pari Opportunità sono stati inseriti all’interno delle Commissioni Formazione o hanno aperto stabili tavoli di confronto sulla materie oggetto del loro intervento. La richiesta che rivolgiamo a Lei, Magnifico Rettore, Al Direttore Amministrativo, al Consiglio di Amministrazione e al Senato Accademico, è di approvare una nostra proposta nel merito: quella di aprire due tavoli di confronto. A. Per la formazione dei dipendenti: studio congiunto con gli uffici competenti delle modalità attraverso le quali può essere realizzato il dettato normativo e garantita la parità alle lavoratrici/lavoratori assenti o in astensione per motivi legati al lavoro di cura e lo studio di nuove occasioni formative (es. mentoring al rientro dalla maternità/paternità, formazione a distanza nei periodi di assenza-astensione, formazione supplementare, indicatori suppletivi per le schede di valutazione, ecc.). B. Per le misure di conciliazione: studio congiunto con gli uffici competenti delle modalità attraverso le quali realizzare il diritto (banca delle ore e monte ore annuo, telelavoro come azione positiva, sostituzione del personale in maternità, servizi educativi e per l’infanzia, ecc.). Vogliamo infine intervenire su un grave caso di discriminazione collettiva, recentemente verificatosi in occasione delle selezioni PEO, quando l’Amministrazione e le Commissioni di valutazione hanno proceduto all’inserimento del personale tecnico amministrativo nelle graduatorie degli idonei attraverso indicatori e sotto-indicatori neutri. La mancata adozione di misure preventive, previste dalla legge, ha avuto come conseguenza l’esclusione di persone che negli anni 2004-2005-2006-2007 sono state assenti o si sono astenute dal lavoro per gravidanza e lavoro di cura, con riflessi negativi, non temperati da adeguate azioni positive, sull’arricchimento professionale, la qualità delle prestazioni e la formazione. In relazione a quanto sopra, il CPO diffida gli organi accademici a revisionare le graduatorie degli idonei pubblicate il 15 ottobre 2008 accogliendo i ricorsi presentati dalle singole persone discriminate. In caso contrario il Comitato si vedrà costretto a porre in essere le tutele previste dall’Ordinamento a garanzia dell’effettività delle pari opportunità. Il Comitato Pari Opportunità
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