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Conoscere il Mobbing PDF Stampa E-mail
Da qualche tempo i massmedia fanno notare l'esistenza, all'interno degli ambienti di un fenomeno che va sotto il nome di mobbing.

Nell’intento di chiarire il significato vero di questa parola si è pensato di riportare alcuni passi, tratti dalla letteratura sull’argomento, che riteniamo utili al fine di una eventuale successiva analisi qualora se ne manifestasse la presenza anche negli ambienti lavorativi delle università.
Recentemente il tribunale di torino (sentenza del 16/11/1999) ha riconosciuto la sussistenza del danno biologico a carattere temporaneo e la responsabilità del datore di lavoro con la liquidazione del risarcimento del danno.


Innanzitutto presentiamo una serie di definizioni di mobbing date da alcuni autori:

"Il mobbing è una situazione di comunicazione non etica caratterizzata dalla ripetizione, nei lunghi periodo, da parte di una o più persone, di comportamenti ostili diretti sistematicamente contro un individuo che sviluppa, come reazione, gravi problemi fisici o psicologici. esso costituisce un processo di distruzione che può comportare l’invalidità permanente, ovvero la morte della vittima." Assessorato per le pari opportunità del comune di Losanna

"Il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti. Queste azioini si verificano con una frequenza piuttosto alta (definizione statistica: almeno una alla settimana) e su un lungo periodo di tempo (definizione statistica: una durata di almeno sei mesi)." Heinz Leymann

"Il mobbing è un sistema di organizzazione produttiva dell'attività umana, consistente in una successione di episodi traumatici correlati l'uno con l'altro e aventi come scopo l'indebolimento delle resistenze psicologiche e la manipolazione della volontà del soggetto mobbizzato." Antonio A. Casilli

"Con la parola mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi, superiori." Harald Ege

"Una pratica persistente di danni, offese, intimidazioni o insulti, abusi di potere o ingiuste sanzioni disciplinari che induce in colui contro il quale è indirizzata sentimenti di rabbia, minaccia, umiliazione, vulnerabilità, che mina la fiducia in sé stesso e può causare malattie da stress." dal manuale Anti-bullyng della MSF Union

Questi i termini comunemente utilizzati per indicare situazioni di aggressività all'interno di svariati gruppi sociali, tra cui i gruppi di lavoro:

Mobbing, dall’inglese "to mob" che significa aggredire tumultuosamente
(il primo ad usare il termine fu k.lorenz nei suoi studi sugli animali)

  • e’ una violenza psicologica
  • e’ intenzionale
  • avviene sul luogo di lavoro
  • di solito sono più persone coalizzate contro un singolo
Bullying
  • non necessariamente circoscritto all’ambito di lavoro (anche a scuola, -in casa o in caserma)
  • sia del tipo "uno contro uno"che del tipo "tutti contro uno"
  • non sempre intenzionale (a volte è provocato da conflitti di personalità e da emotività incontrollabile)
  • può essere anche una violenza "materiale" (danni fisici, aggressioni, vandalismo)
Harrassment/Harcèlement
  • di solito un evento singolo (e non un insieme di comportamenti)
  • molestia sessuale, discriminazione razziale, minaccia
  • si concentra su un soggetto"debole" o a rischio
Work Abuse
  • abuso lavorativo
Psychological Terrorization
  • terrorismo psicologico
Bossing
  • spadroneggiamento
  • sembra essere una vera e propria strategia aziendale di riduzione, ringiovanimento, razionalizzazione del personale
Horizontal Violence
  • violenza fra pari grado
Macho Management
  • amministrazione bruta
Victimisation
  • vittimizzazione
Soft Violence
  • violenza leggera
Pesten
  • termine olandese
Nonnismo
  • termine italiano

Chi è il "mobbizzato"

La più ampia categoria di persone sottoposte a mobbing risulta composta da impiegati con poco potere e con situazioni economiche incerte - quelli che non possono permettersi di perdere il lavoro e perciò non possono sottrarsi alla persecuzione - rari (ma non troppo rari qui da noi in italia) - i casi di dirigenti mobbizzati, perché di solito le vittime occupano posizioni inferiori nell'organigramma aziendale. A volte si tratta di lavoratori inefficienti, ma più spesso sono proprio i migliori e i più dotati ad essere bersagli del mobbing.
Fra i mobbizzati non c'è una distinzione netta in base al sesso. In alcuni paesi, come la svizzera, le donne sono di più (63%); negli stati uniti e in svezia le percentuali di uomini e donne si equivalgono quasi perfettamente; in australia addirittura il 59% dei mobbizzati è di sesso maschile.

Chi è il "mobber"

Più della metà dei casi di mobbing è del tipo "uno a uno". In tali occasioni il mobber è prevalentemente un manager (80%). Si tratta quasi sempre di quadri intermedi o di superiori diretti delle vittime. Gli abusatori sono equamente divisi fra uomini e donne (anche se si evidenzia una tendenza alla crescita del numero delle abusatrici) e preferiscono colpire persone del loro stesso sesso.
Nel mobbing "tutti contro uno" i mobber sono più di uno, a volte tutti i colleghi. nella stragrande maggioranza si tratta di pari grado, molto raramente di subordinati. e’ abbastanza comune che all'inizio il mobber sia uno solo e che successivamente se ne uniscano altri, come in una specie di epidemia di odio nei confronti della vittima.
L'abusatore è l'interprete occasionale di una parte che gli viene assegnata. Anche se accade che ci prenda gusto, non dovrebbe essere considerato colpevole in prima persona. La sua opera è resa possibile dal sistema della prepotenza e da un complesso di regole e di precetti condivisi da tutti, certe volte anche dalle stesse vittime.

Side-Mobbers

Diversamente dalle molestie sessuali o da altri tipi di abusi sul luogo di lavoro, il mobbing ha sempre dei testimoni. E’ quasi impossibile che una o più persone non capiscano cosa sta succedendo alla vittima. I testimoni che non intervengono direttamente in difesa del mobbizzato vengono chiamati side-mobbers, fiancheggiatori. A volte, con omertà o disinteresse, assistono come pubblico alla persecuzione. Altre volte, per desiderio di compiacere il capo tirannico o influenzati dal clima diffuso di ostracismo nei confronti della vittima, si trasformano in mobber a loro volta.
In un certo senso i fiancheggiatosi veri non esistono perché, in quanto complici o testimoni omertosi, entrano anche loro a far parte del sistema del mobbing.

Scopo del Mobbing

Lo scopo del mobbing può essere quello di sfruttare a fini produttivi e poi eliminare un dipendente, un lavoratore, un collaboratore. Non ha importanza se è qualificato, motivato e competente, oppure se è un "ramo secco" e non è gradito ai colleghi e ai capi: da questo punto di vista il mobbing è democratico perché mette tutti sullo stesso piano. La persecuzione psicologica porta al licenziamento volontario (o imposto) della vittima senza clamore da parte di sindacati e giudici del lavoro.

Azioni e comportamenti del mobber

  1. "mobbing verbale" e umiliazione: insulti, sarcasmo, rimproveri...
  2. limitazioni della facoltà di espressione della vittima ed eccessi di controllo:
    impedire di parlare, telefonare continuamente, ispezioni...
  3. discredito, calunnie e "tranelli": accuse false, pettegolezzi, diffusione di notizie riservate...
  4. isolamento fisico e professionale: trasferimenti, cambio mansioni, esclusione da occasioni di socializzazione...
  5. interferenze con gli strumenti di lavoro della vittima: sabotaggio, occultamento di notizie essenziali...
  6. attentati alla salute fisica e psichica della vittima: persecuzioni, minacce, assegnazione a mansioni pericolose...

Conseguenze per la vittima

Le conseguenze per il bersaglio di una azione psicologica di mobbing sono psichiche, mediche, sociali ed ovviamente economiche. Esse possono essere anche piuttosto serie. gli autori hanno evidenziato una gamma di disturbi fisici e psichici che vanno da alcuni lievi ad altri anche molto gravi.
Possono insorgere sintomi fisici come eruzioni cutanee, dolori, disturbi tiroidei, abbassamenti delle difese immunitarie, coliti fino allo sviluppo di patologie ancora più serie di natura psicosomatica. Il mobbing può provocare, inoltre, sindromi ansiose, depressioni, per arrivare fino ad alterazioni permanenti della personalità e al suicidio.
Anche senza arrivare a questi estremi il mobbing rappresenta per le vittime un danno che impedisce la partecipazione alla vita lavorativa e alcune volte determina l'espulsione definitiva dalla forza-lavoro.

Danni riscontrati

  • Danni fisici: emicrania, raffreddore, tosse, influenza (abbassamento difese immunitarie), disturbi tiroidei, palpitazioni, irritazioni della pelle, dolori muscolari, disturbi intestinali, perdita di appetito, disturbi della sfera sessuale, sensazioni di affaticamento.
  • Danni psichici: esaurimento, depressione, attacchi di panico, perdita di concentrazione/memoria, senso di isolamento, insicurezza, perdita di autostima, facilità al pianto, disturbi dell’umore, scoppi d’ira, comportamenti ossessivi.
  • Danni sociali: coinvolgimento di parenti ed amici con reali conseguenze negative quali conflitti, litigi, separazioni (doppio mobbing - h.ege).
  • Effetti estremi: stress post-traumatico, suicidio, omicidio.

Costi economici

Gli autori ritengono che, nel lungo periodo, il mobbing provochi delle dis-economie, ovvero dei danni economici permanenti alle aziende che lo tollerano o lo praticano attivamente. Il terrorismo psicologico forse non danneggia la qualità del prodotto finale, ma peggiora la qualità di vita dei dipendenti, risultando, quindi un indizio di cattiva gestione delle risorse umane che crea comunque dei costi.

Costi per le aziende

  1. i costi delle procedure irregolari nei confronti dei mobbizzati (sospensioni, trasferimenti e provvedimenti ingiusti);
  2. i costi legali per denunce o vertenze promosse dai mobbizzati contro l'azienda;
  3. i costi dovuti al calo della motivazione in azienda;
  4. gli eventuali costi di intralcio alla produttività da parte dei mobbizzati;
  5. i costi provocati dal mobber, il quale impiega parte del suo tempo lavorativo a molestare;
  6. i costi conseguenti alle dimissioni di elementi produttivi e competenti;
  7. costi conseguenti alla riassunzione di altro personale in sostituzione (selezione, formazione di base, ecc.).

Benché alle aziende tutti questi costi sembrino piccolissimi o non calcolabili in maniera univoca, essi incidono sui conti di fine anno.
Le stime dei costi delle sole malattie connesse allo stress lavorativo in europa arrivano a circa 1.500.000 lire l’anno per ogni lavoratore adulto.
Di solito le aziende che praticano il mobbing prevedono di riuscire a rovesciare sul corpo sociale questi costi: sulla sanità pubblica, sulle famiglie delle vittime ecc. In termini economici questa operazione di scaricamento dei costi viene definita «esternalizzazione», ma non tutti i costi, fanno notare gli autori, possono essere esternalizzati.

Costi per i contribuenti

Il fenomeno del mobbing è ritenuto molto preoccupante per le sue ricadute sui contribuenti: in europa si spendono 1.000 miliardi di lire per malattie correlate allo stress (quasi 2 punti percentuali sull'aliquota base dell'imposta sul reddito), mentre un pre-pensionamento dovuto a mobbing arriva a costare in media un miliardo in più rispetto a un pensionamento in età normale. Il mobbing mette a repentaglio lo stato sociale. Forse, facendo più attenzione ai costi sociali della violenza psicologica sul posto di lavoro, i conti pubblici negli ultimi anni sarebbero stati più in regola e i tagli al welfare operati in molti paesi sarebbero stati meno drastici. All'inizio degli anni novanta la svezia, nazione di antica tradizione socialdemocratica, riscontrando che il costo di previdenza e assistenza ai suoi cittadini stava lievitando in maniera esorbitante ha preferito attuare politiche anti-mobbing piuttosto che dare un calcio allo stato sociale.
Il mobbing rappresenta un pericolo per le casse dello stato in quanto:

  1. provoca malattie professionali;
  2. questo si traduce in un costo per la sanità pubblica;
  3. la sanità sovraccarica diventa sempre meno efficiente e non soddisfa più la domanda sociale;
  4. per venire incontro alla domanda sociale bisogna aumentare ancora di più la spesa pubblica e quindi il carico fiscale per tutti (compreso un aumento del prelievo alle imprese e un aumento del costo del lavoro);
  5. se, per venire incontro alla domanda sociale, si scegliesse di ricorrere alle strutture private di assistenza, questo farebbe aumentare il tasso di inflazione;
  6. prepensionamento.

Conclusione

Il mobbing:

  • e’ una aggressione psicologica
  • e’ umiliazione, biasimo, manipolazione
  • e’ un trauma
  • e’ protratto nel tempo
  • e’ un sistema di regole condivise
  • si concentra su un soggetto che si trova in una situazione di inferiorità strategica.

Si dice che il mobbing sia un sistema, ovvero, un insieme di operazioni che, messe in una certa relazione permettono di ottenere un certo risultato.
Al di là delle motivazioni che lo sottendono (intenzioni razionali, impulsi aggressivi o strategie aziendali) si tratta sempre di un insieme complesso di operazioni (atti, comportamenti, regole più o meno condivise) che provocano - che lo si attenda o meno - risultati anche gravi, se riferiti a lunghi periodi.
Il mobbing risulta essere, quindi, un fenomeno molto più complesso di quanto non potesse sembrare a prima vista.
Non si tratta soltanto di capi tiranni o di colleghi invidiosi, nè tanto meno di "matti" da curare, ma mette in gioco molte variabili, tutte difficili da gestire.

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 07 June 2006 )
 
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